Il Territorio
Aceto Balsamico Tradizionale
Acetaia San Giacomo
Bottega del Gatto

Il territorio Emiliano

Il territorio come "pretesto"?
Prove tecniche di approfondimento



Questo e' a mio parere il senso del percorso che ha portato, negli ultimi anni, a parlare sempre di piu', fino allo sfinimento, di terroir, di territorio appunto, di auctoctono ecc... quel percorso che,  perlomeno per la grande distribuzione,  partiva dall'offerta di  una mera produzione, da UN *prodotto* , senza altri aggettivi, svincolato da concetti di spazio (e perche' no, tempo) eventualmente supportato da un marchio industriale.

Nell'abbondanza produttiva, il prodotto e' dovuto diventare *di nicchia*,  e per fare questo, si e' andati a ritroso, quasi come se gli si volesse fornire un fondamento di legittimita', definendolo *tipico*; che di per se' non vuol dire niente, tante cose sono *tipiche*, anche dei contratti del Codice Civile sono *tipici*.

Da un lato quindi, la grande, ops! grossa distribuzione che mette "isole" dei prodotti tipici, richiama, nella comunicazione, al rispetto delle tradizioni e del loro territorio, argomento speso benissimo da grandi aziende camuffate da fattorie...Barilla e il suo  Mulino Bianco ne sono stati i fantastici precursori.

Dall'altro quei prodotti che, nella loro dimensione artigianale, sono da sempre vissuti e hanno da sempre avuto un legame forte con il loro territorio, supportati e scovati da chi, con grande lungimiranza, cercava un produttore, una famiglia, una casa o una piccola zona a giusta garanzia della bonta'/qualita'  (forse primo tra tutti, Giorgio Onesti e poi, piu' tecnologico, il buon Antonio Tombolini con la sua Esperya).

Ora sembra che anche l'argomento della *Tipicita'* abbia perso la sua forza persuasiva, c'e bisogno di avanzare ancora, anzi, indietreggiare coinvolgendo l'aspetto personale, l'UOMO, la PERSONA, richiamando non solo quel territorio o quella zona, ma la famiglia con le sue generazioni (magari mai esistita), il piccolo artigiano PincoPallo, case e laboratori che se erano sempre stati culle di prodotti Veri, ora sono solo un pretesto, verosimilmente passeggero, per dare forza a un prodotto industriale che da solo...non sta in piedi. Vogliamo pensare a grossi produttori che per metterci la faccia, come se l'avessero fatto loro, chenneso', il tortellino, sono diventati attori? Magari scoprendosi molto piu' bravi in quello... :-)

Passeggero, perche' adesso si va anche OLTRE, verso comparti piu' sensibili, si parla di SALUTE, quel biologico da sempre fatto dai nostri nonni (che cito senza ipocrisia e demagogia) per certi casi  e' solamente  una differenziazione commerciale,  una nuova linea che fa parte di una "gamma", non di uno spontaneo modo di lavorare, gia' sorpassate peraltro dai prodotti rinforzati "che aiutano a stare bene". E questo e' probabilmente il futuro.

Non piu' un prodotto qualsiasi, non piu' un prodotto tipico, non piu' il prodotto dei fratelli, chenneso',  che fanno aceto da generazioni (quando i fratelli non esistono...caso realmente accaduto), non piu' il prodotto "sano" (bio), ora il prodotto con il turbo, probiotico o giu' di li'.... di questo passo, dato che la convergenza e' la parola d'ordine, il cellulare che si mangia e' dietro l'angolo :-)

 

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